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La raccolta è iniziata!

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La nuova campagna olearia 2018/2019 ha avuto inizio e promette grandi soddisfazioni!
Con un’infestazione da mosca olearia irrilevante grazie all’altitudine e alla protezione del caolino che ha anche difeso gli alberi dalla torrida e arida estate, le olive sono tante e sane.
Benvenuto olio nuovo!

PS Il video forse ha un tono un po’ troppo epico…perdonateci: ci siamo fatti trascinare dall’entusiasmo!

Olive fresche della campagna 2018 2019



L’esperienza col caolino AgriBioClay

E se l’ottima qualità di questa annata fosse dovuta anche alla sperimentazione di un nuovo caolino?
Il caolino è una polvere di argilla che viene nebulizzata sugli olivi, creando una patina bianca che confonde la mosca olearia, protegge dal forte irraggiamento solare e limita la dispersione idrica a livello fogliare.
Quest’anno abbiamo utilizzato il caolino, completamente naturale, di AgriBioClay, seguiti direttamente da chi lo produce. Questo ci ha permesso di sperimentare quantità e sistemi per l’applicazione con lancia, non potendo usare l’atomizzatore data l’altezza degli alberi e la disposizione su terrazzamenti.

Oliveto biologico Tèra de Prie trattato con caolino AgriBioClay nell'Alta Valle Impero

Nell’immagine sopra potete vedere il nostro appezzamento Ciaxe, coperto nella parte alta con un caolino largamente diffuso, utilizzato con un rapporto di 5kg ogni 100l di acqua. Nelle fasce più in basso abbiamo usato 12kg di AgriBioClay ogni 100l di acqua con due passaggi di lancia molto rapidi, lasciando il tempo di asciugare tra una mano e l’altra.

Olive taggiasche a confronto con trattamento di caolino

Qui abbiamo confrontato le olive provenienti dai due test: quelle più verdi sono quelle coperte dall’AgriBioClay. È indubbia la funzione di schermatura nei confronti di calore e siccità.
La qualità dell’annata olearia è confermata dalle analisi chimiche e organolettiche.
Nicola



Come passare da una terrazza all’altra

Lo spazio era un elemento prezioso, più di oggi. Le colline e le montagne erano coltivate ovunque possibile. I terreni ripidi venivano trasformati in lingue di pianura con i muretti a secco.
Un’opera colossale che testimonia l’infinito ingegno dei liguri di un tempo nell’utilizzo delle pietre, anche nel creare percorsi all’interno dei terreni.

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Collegare una terrazza all’altra con una rampa avrebbe occupato spazio e creato danni durante le piogge convogliando l’acqua.
Per mantenere i muretti a secco e facilitare lo spostamento nei terreni, gli ingegnosi liguri applicarono il modello delle scalette in pietra.
Nicola
scaletta in pietra nel muro a secco

scaletta in pietra in Liguria



Grandine come non l’avevamo mai vista

Il 24 luglio alle ore 14.56 una spaventosa grandinata ha bombardato l’Alta Valle Impero, colpendo al cuore una delle zone di massima produzione dell’oliva taggiasca.
Noi eravamo in azienda mentre palle di ghiaccio grandi come susine trituravano foglie e colture.

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La grandinata eccezionale è durata circa 20 minuti e ha causato danni stimabili in una perdita di olive dal 40% al 60%.
Sappiamo che altre zone sono state gravemente danneggiate. Quanto alle nostre olive e a quelle dei vicini, una buona annata si è trasformata in un’annata difficile.
Nicola

Grandine gigante sulle olive

Grandine gigante

Danni da grandine nell'oliveto

Oliva danneggiata da grandine

Oliva danneggiata da grandine



Storie della Valle del Maro – la Tomba Solitaria del Barone Cassio

Lungo l’antica mulattiera di fondovalle che porta da Borgomaro ad Aurigo e Conio, si dipana un percorso altrettanto storico che, risalendo il fianco della montagna, porta al nostro oliveto biologico in zona “Boioli”, alla strada provinciale e alla sede dell’azienda agricola.
Il sentiero con vista su Maro Castello
Dopo pochi minuti di salita, c’è un piccolo tornante con vista panoramica su uno strano edifico a forma di torre.

tomba del barone Severino Cassio a Borgomaro

È la tomba del Barone Severino Cassio, grande amico di Camillo Benso Conte di Cavour, edificata in piena campagna.
Il motivo di tale posizionamento, assolutamente isolato, è ben curioso: il nobile abitante di Borgomaro, molto attivo nella vita pubblica, si trovò in totale disaccordo con l’amministrazione del piccolo paese per alcune scelte urbanistiche. Il fatto lo fece adirare a tal punto da scegliere per la propria sepoltura un luogo isolato, lontano dal centro urbano e dai suoi abitanti.
Si narra addirittura che il Barone facesse mettere alcune tavole in legno sospese tra la propria carrozza e l’uscio di casa per evitare anche solo di sfiorare il terreno dell’odiata Borgomaro.
L’abitazione del barone, riccamente affrescata, ospita oggi il palazzo comunale.
La tomba si trova qui:

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L’Eredità dei Muretti a Secco

Si sa, le radici di piante e alberi trattengono il terreno, evitano che l’acqua lo eroda.
A parità di pendenza, è più facile che un appezzamento spoglio sia soggetto a frane e smottamenti rispetto a uno ricco di vegetazione.
Nel momento in cui i nostri avi, con infinito ingegno, hanno modificato i ripidi versanti delle montagne liguri, spogliandoli e rendendoli coltivabili grazie ai terrazzamenti si sono assunti una responsabilità: mantenere i muretti a secco nelle condizioni tali da evitare lo scivolamento a valle delle proprie terre.
La nostra scelta è quella di preservare l’opera gigantesca che abbiamo ereditato e ripristinare quanto è stato danneggiato dal tempo e dall’abbandono.
Non usando erbicidi possiamo contare sull’aiuto delle radici delle piante più piccole e, ogni anno, investiamo molto nel recupero dei muretti a secco crollati in passato o a causa delle forti piogge annuali.
Costruire un muretto a secco è un’arte che si tramanda, dalla scelta della singola pietra al suo preciso posizionamento.
Col nostro operato preserviamo il territorio e la tradizione.
Il muro crolla…
Muretto in pietra crollato
e noi lo ricostruiamo.
muro in pietra a secco ricostruito
Nicola



L’annata della buona volontà

Dopo una vigorosa potatura i nostri olivi hanno concentrato le proprie energie nel fruttificare: alle porte dell’estate, la produzione prometteva più che bene.
Come è stato più volte ribadito anche dai mezzi d’informazione, i sogni sono svaniti nel corso dei mesi caldi con un potente e duraturo attacco su scala nazionale della mosca olearia, favorita dalle temperature relativamente miti.
Altra probabile causa di tale assalto è stata la copiosa produzione dell’annata precedente, la cui raccolta si è protratta per parte del 2016, permettendo alla mosca di riprodursi rapidamente.
Nonostante aver preso le dovute precauzioni e mantenuto la copertura di caolino, una buona parte del raccolto è stata compromessa.
Il caolino è un’argilla naturale che, rivestendo foglie e frutti, confonde la mosca e crea una barriera fisica alle punture.
Per garantire ugualmente la qualità a cui sono abituati i nostri clienti, abbiamo atteso il passaggio del primo temporale per iniziare la raccolta: pioggia e vento hanno fatto distaccare le olive danneggiate, creando una selezione naturale.
Il processo nel frantoio è stato rapido e seguito con massima cura, come sempre.
Nonostante le avversità siamo così riusciti a produrre bene.
Insomma, l’annata olearia 2016/2017 è stata all’insegna del “poco ma buono”.
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I costi sostenuti insieme alla produzione limitata necessiterebbero di un aumento di prezzo impegnativo. Abbiamo invece deciso un incremento che val dal 5% al 6% per aiutarci a sostenere la nostra azienda biologica senza scoraggiare chi già ci conosce e apprezza.
Nicola



Meglio le lucciole del diserbante

Alcune considerazioni sugli effetti derivanti dall’utilizzo del diserbante.

Hai mai visto un terreno con l’erba secca, rossastra, abbattuta ma non tagliata?
Molto probabilmente è stato trattato col diserbante.

Economicamente sembrerebbe la soluzione ideale contro le piante spontanee e infestanti.
L’erbicida semplifica molto la gestione dell’oliveto, evitando l’altrimenti necessario sfalcio meccanico e mantenendo pulito l’ambiente di lavoro.
Il concime viene consumato interamente dagli alberi.
La riduzione degli insetti impollinatori non arreca danni alla fecondazione: i fiori dell’olivo, piccoli, bianchi e privi di profumo, si affidano al vento per trasportare il polline.

Nel breve periodo l’eradicazione chimica delle “erbacce” da grandi risultati.

Quali sono però le conseguenze nel lungo periodo?

Noi pensiamo che, oltre all’immissione nella terra e nelle eventuali falde acquifere di elementi potenzialmente nocivi, ci siano ulteriori effetti negativi dati da un sistematico utilizzo di erbicidi:

  • Si espone il terreno al dilavamento. Si indebolisce il già fragile e ripido suolo della Liguria di Ponente. Più frane, più manutenzione, meno bellezza.
  • Si distrugge un habitat e si sfrattano i suoi abitanti. Addio al miele di tarassaco, al finocchietto selvatico, alle lucciole.

Lucciole tra gli olivi in campagna di notte, foto in lunga esposizione

  • Oltre agli impollinatori si cacciano anche insetti predatori di parassiti dell’olivo. Probabilmente non vi fossero i nemici dei nemici dell’olio di qualità, i produttori sarebbero costretti ad aumentare ancora le dosi di pesticidi.
  • Toccando un anello, il resto della catena alimentare viene a smontarsi. Niente insetto, niente uccello che lo mangia e così via.

Pensiamo seriamente che l’utilizzo sistematico dei diserbanti vada ridotto anche da parte di chi non segue il metodo biologico. Ha un impatto difficilmente giustificabile.

Ps la foto dell’articolo l’ho fatta in una tiepida sera di giugno 2016, tempo di esposizione 45 secondi. Quelle in foto sono le tracce luminose, ciascuna disegnata da una singola lucciola.
Nicola



Perché è importante potare gli alberi d’olivo

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Ti sei mai chiesto perché si ferisce o addirittura abbatte un albero che potrebbe avere anche qualche centinaio d’anni?
Premessa: ogni varietà di olivo presenta peculiarità che si riflettono nello stile della potatura.

  • La taggiasca lasciata a se stessa cresce come un cespuglio, raggiungendo altezze ragguardevoli. Un albero gigante, sicuramente maestoso, diventa molto pericoloso durante la raccolta delle olive: ci si può trovare in cima ad un fusto alto una decina di metri, cresciuto sul bordo di un terrazzamento alto tre o quattro metri.
  • Oltre al pericolo, subentra il fattore tempo: a parità di fattori, ci vuole meno a raccogliere la stessa quantità di olive da terra che arrampicandosi.
  • La chioma ha poi bisogno di luce ed aria all’interno per limitare lo sviluppo di malattie e per facilitare la raccolta.
  • Un albero anziano e logorato produce meno quindi va fatto ripartire con una potatura di riforma, talvolta da zero allevando un pollone.
  • Idealmente per un apparato radicale deve esserci un solo fusto: un gruppo di tronchi crea la stessa chioma di un singolo vigoroso ma mangia molto di più.
  • Modellare l’albero rimuovendo parti che non fruttificano limita il fenomeno del ciclo biennale di produzione, aiutando l’olivo a produrre ogni anno.

Potatura di riforma di un albero di varietà taggiasca
Tarek e la motosega
Ilmi e la potatura fine nell'oliveto di varietà taggiasca biologico
Nicola



3 Consigli per conservare il tuo Olio Extra Vergine di Oliva

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Il principale nemico dell’olio, che è essenzialmente un grasso, si chiama ossidazione. Essa altera profondamente la struttura chimica comportando la formazione di composti volatili sgradevoli al gusto e all’olfatto.
Ecco tre semplici accorgimenti che permettono di limitare i processi ossidativi, mantenendo al meglio le qualità tanto apprezzate dell’olio extra vergine di oliva:

  1. La luce agisce sulla clorofilla, naturalmente presente dal momento dell’estrazione. La clorofilla si eccita e sprigiona energia, modificando la composizione dell’olio. Nel breve video, l’olio viene lasciato allo scoperto dalle ore 9 alle ore 14 di una splendida giornata di sole (con qualche nuvola sul finire). Il fatto più interessante è come l’olio subisca un cambiamento nel colore molto rapido nella prima mezz’ora di esposizione. L’olio va conservato al riparo dalla luce anche quando è sul tavolo da pranzo.

    la luce danneggia l'olio extra vergine di oliva

    A sinistra l’olio extra vergine di olive taggiasche appena fatto, mantenuto al buio. A destra lo stesso esposto alla luce per qualche ora. Dai toni verdi si passa al giallo, quasi arancione.

  2. L’aria contiene ossigeno. Maggiore la superficie di olio a contatto con l’aria, più rapida l’ossidazione. L’olio contenuto in lattina va sempre travasato in bottiglie, avendo cura di riempirle fino al colmo e sigillarle, pronte ad essere utilizzate una alla volta.
  3. Il caldo accelera i processi ossidativi. Mai tenere l’olio vicino ai fornelli. Il freddo può essere dannoso: sotto ai 10 gradi centigradi le componenti iniziano a solidificarsi, partendo dai trigliceridi saturi. Una volta riportato allo stato liquido, l’olio che è stato ghiacciato ossida più velocemente. La temperatura di conservazione ideale è compresa tra i 14°C e i 18°C.

Seguendo questi semplici consigli regaleremo lunga vita ad un prodotto che amiamo per le sue qualità gustative, nutrizionali, di rispetto per l’ambiente e di supporto per la cultura contadina.
Nicola



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