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6 ottobre 2015 – l’inizio di una nuova annata!

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Il terreno accanto alla borgata Stevi a San Bartolomeo al Mare, Liguria, non l’abbiamo mai raccolto: la vicinanza col mare e le temperature miti hanno sempre favorito la mosca a discapito della qualità.
La scorsa estate, però, è stata troppo calda anche per la Bactrocera oleae (che brutto nome!) così le olive ad un passo dal mare sono cresciute sane.
Carpe diem, eccoci il 6 ottobre ad incominciare l’annata olearia 2015/2016, mai così presto!
Un vero piacere poter già sentire la fragranza della pasta che si prepara nelle gramole per l’estrazione ed il piccante mai troppo amaro dell’olio appena fatto! 
Il giorno 8 ottobre sarò alla bottega alimentare Local Bra col mio amico Corrado Agnese per una degustazione in anteprima.
Nicola



Caolino, secondo tempo

Anche quest’anno abbiamo scelto il caolino per difenderci dalla mosca olearia. Il post della scorsa stagione, video incluso, ha sollevato non poca curiosità da parte di colleghi olivicoltori. 
   

Sebbene l’esperienza sia troppo ridotta per un resoconto fondato, possiamo aggiungere quattro considerazioni che potrebbero essere utili a chi, come noi, cerca soluzioni compatibili con il metodo biologico:

  1. Si dice che il caolino crei uno scudo fisico sull’oliva, una sorta di crosta d’argilla che rende impossibile l’ovideposizione. Abbiamo notato che in realtà la polvere d’argilla fa fatica ad aderire ai frutti mentre copre facilmente le foglie. Iniziamo a pensare che il principale effetto contro la mosca sia quello di rendere la pianta irriconoscibile alla sua vista.
  2. L’anno scorso, nonostante le avversità climatiche e la grande presenza di mosca olearia, siamo riusciti comunque a produrre olio di ottima qualità. Forse anche grazie al caolino.
  3. Deve piovere davvero tanto per lavare via il caolino.
  4. Una volta dato, si diventa l’attrazione della valle – in zona lo usiamo solo noi – e lo zimbello dei più scettici tradizionalisti.

  
Siamo molto curiosi di vedere il risultato a fine stagione sull’oliva taggiasca tanto amata.

Il clima al momento gioca a favore: la mosca ha l’optimum di sviluppo a 22º, ben al disotto di questa torrida estate.
Ps – se percorrete la statale che da Imperia va in Piemonte, dal viadotto dopo Chiusavecchia potete ammirare uno dei nostri terreni imbiancati.
  
Nicola



L’infinito ingegno dei Liguri con le pietre

Più la montagna era ripida, più l’acqua scorreva rapida, più affioravano le rocce e meno spazio c’era per coltivare.
Accadeva così che l’ingegno dei vecchi di Liguria si affinasse, portandoli ad ideare soluzioni architettoniche veramente curiose e sorprendenti.

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Dai canali idrici nascosti nei muri a secco agli archi tra le rocce…con un solo materiale a disposizione: pietre raccolte e spaccate in loco.
Non è un caso se l’olivicoltura ligure è detta “eroica”.
Nicola
muri a secco in Liguria



Annata olearia finita!

Con la fine del 2014 anche l’annata olearia è giunta al termine. Un’annata difficile, a causa della scarsa produzione unita all’intensa presenza della mosca olearia, favorita dalle temperature fresche della passata estate. Abbiamo lottato, imbiancato -col caolino- gli alberi per riuscire a ottenere comunque il nostro amato olio extra vergine biologico.
Poiché la quantità prodotta è modesta e i costi sostenuti per garantire la qualità elevati, siamo costretti ad aumentare leggermente i prezzi dell’olio.
Nicola

muro a secco azienda agricola biologica Liguria



Giro virtuale nella Cappella

Per farvi camminare tra alberi e muretti a secco che si susseguono sulle ripide colline, sto creando un percorso virtuale con le foto sferiche di Google. Lo aggiorno ogni volta che ho un minuto: mi fermo, faccio la foto e la pubblico su Google Maps. Può capitare così che in una foto gli alberi siano in versione invernale, appena potati o avvolti tra i fiori di primavera!
Buona passeggiata per l’oliveto detto “la Cappella”, disposto proprio sopra al nostro frantoio, deposito e imbottigliamento. Siete in Italia, Liguria, Riviera dei Fiori, provincia di Imperian, alta Valle Impero -detta Valle del Maro-, nel comune di Aurigo!

Ecco il link!



Bianco Caolino e la Mosca Olearia

L’annata corrente ha avuto un clima orribile per la Liguria. Prima delle alluvioni di novembre -che hanno colpito sia le olive che il territorio-, il maltempo della stagione estiva ha favorito il proliferare della mosca olearia, che ha un optimum di sviluppo intorno ai 22ºC.
In un’annata di “scarica” -con poche olive- come la presente, le mosche si sono concentrate sui frutti disponibili.

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Per correre ai ripari, in agosto abbiamo deciso di utilizzare il caolino, una roccia clastica della famiglia delle argille.

È una tecnica innocua: funziona come barriera meccanica alle punture e il colore sulle foglie confonde la mosca che non riconosce l’albero.

Uliveto trattato con caolino in liguria

È però una tecnica costosa, che va ripetuta in caso di forti piogge.

Wp surround caolino sulle olive taggiasche

Poiché alle nostre altitudini l’uso del caolino è quantomeno inconsueto, abbiamo suscitato la curiosità degli abitanti dei vicini Borgomaro, Aurigo e Poggialto che hanno sviluppato ipotesi e teorie su cosa potesse essere quel candido manto.

Nicola



“E pàne nu sun üive…”

E pàne nu sun üive,
e üive nu sun sôdi

20140521-100819-36499563.jpg
Questo proverbio ligure si può tradurre così: “le mignole (fiori dell’olivo) non sono olive, le olive non son soldi.”

Come dire, ora abbiamo gli alberi carichi di fiori. Speriamo facciano tante olive (l’impollinazione avviene col vento), che le olive siano belle e sane (vi ricordo che non utilizziamo prodotti di sintesi per combattere la mosca olearia) e che voi possiate gustare tanto buon olio extra vergine di oliva taggiasca Tèra de Prie 🙂

Nicola



Le olive in mano

Vedi l’albero crescere ed aspetti almeno tre anni per vedergli fare le prime gemme.
Concimi il terreno e poti la chioma, accudendolo stagione dopo stagione.
Sorridi allo sbocciare dei fiori, detti mignole.
Aspetti il vento che si occuperà dell’impollinazione.
Scopri le prime olive, le guardi crescere e cambiare colore.
Stendi le reti e raccogli.
Ti abbassi e con la mano prendi il frutto della terra, dell’acqua, del sole e del tuo lavoro.
olive taggiasche biologiche appena raccolte dalla Valle del Maro
Sapete cosa sono? Si chiamano “soddisfazioni” 🙂



La ricetta arcaica

Come per il coniglio o la torta pasqualina, dalle nostre parti ogni famiglia ha una ricetta differente per le olive in salamoia.
Noi le facciamo semplici, a norma BIO e di legge.
olive taggiasche in salamoia biologiche
Ma sentite questa: un giorno un anziano mi raccontò di un’arcaica ricetta che prevedeva, prima dell’immersione nella salamoia, l’inserimento delle olive in un sacco di juta.
Bisognava poi trovare un ruscello con un buon flusso costante. Il sacco andava quindi legato alla riva e lasciato nell’acqua corrente per diversi giorni in modo da togliere il gusto di amaro.



Quanti anni hanno gli olivi?

Una domanda che mi viene posta spesso: quanti anni hanno gli olivi?
“Il tronco avrà trenta o quarant’anni” rispondo. Poi basta contare gli anelli nel legno. C’è sempre una grande macchia scura che ricorda la gelata del 1985.
Alberi d'olivo in Aurigo
“…ma le radici possono avere cento, duecento, trecento anni”.
Quando il fusto principale inizia a mostrare i segni del tempo, si alleva un nuovo pollone e il vecchio albero viene tagliato alla base. Le radici sono antichissime. Potrebbero essere ancora quelle dei primi olivi piantati nella Valle del Maro, quasi millenarie quindi.



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