Caolino, secondo tempo

Anche quest’anno abbiamo scelto il caolino per difenderci dalla mosca olearia. Il post della scorsa stagione, video incluso, ha sollevato non poca curiosità da parte di colleghi olivicoltori. 
   

Sebbene l’esperienza sia troppo ridotta per un resoconto fondato, possiamo aggiungere quattro considerazioni che potrebbero essere utili a chi, come noi, cerca soluzioni compatibili con il metodo biologico:

  1. Si dice che il caolino crei uno scudo fisico sull’oliva, una sorta di crosta d’argilla che rende impossibile l’ovideposizione. Abbiamo notato che in realtà la polvere d’argilla fa fatica ad aderire ai frutti mentre copre facilmente le foglie. Iniziamo a pensare che il principale effetto contro la mosca sia quello di rendere la pianta irriconoscibile alla sua vista.
  2. L’anno scorso, nonostante le avversità climatiche e la grande presenza di mosca olearia, siamo riusciti comunque a produrre olio di ottima qualità. Forse anche grazie al caolino.
  3. Deve piovere davvero tanto per lavare via il caolino.
  4. Una volta dato, si diventa l’attrazione della valle – in zona lo usiamo solo noi – e lo zimbello dei più scettici tradizionalisti.

  
Siamo molto curiosi di vedere il risultato a fine stagione sull’oliva taggiasca tanto amata.

Il clima al momento gioca a favore: la mosca ha l’optimum di sviluppo a 22º, ben al disotto di questa torrida estate.
Ps – se percorrete la statale che da Imperia va in Piemonte, dal viadotto dopo Chiusavecchia potete ammirare uno dei nostri terreni imbiancati.
  
Nicola


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